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Esamino ogni dettaglio: la motivazione, la procedura seguita, l'anzianità di servizio, eventuali vizi formali. So esattamente cosa cercare.
Definiamo insieme la strategia migliore — impugnazione stragiudiziale, conciliazione o ricorso al giudice — e agiamo prima che il tempo scada.
Operaio, 52 anni, 18 anni di anzianità. Licenziamento per giustificato motivo oggettivo (GMO) senza un reale motivo economico — la posizione era stata in realtà rimpiazzata da un nuovo assunto a condizioni salariali inferiori.
Risultato: 14 mensilità di risarcimento
Accordo stragiudiziale raggiunto in 3 mesi — nessuna udienza in tribunale.
Valtellina, 2024 — Dati anonimizzati a tutela del cliente.
"Mi ha difeso nel licenziamento e abbiamo vinto. Competente, disponibile e rassicurante nei momenti difficili."
G.B. — Sondrio
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Hai 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento per inviare l'impugnazione stragiudiziale (raccomandata o PEC). Entro i successivi 180 giorni devi poi depositare il ricorso in tribunale o tentare la conciliazione. Il termine dei 60 giorni è perentorio: una volta scaduto, il diritto si estingue definitivamente, anche se il licenziamento fosse palesemente illegittimo.
Il licenziamento per giusta causa avviene quando il lavoratore commette una mancanza così grave da non consentire la prosecuzione anche provvisoria del rapporto (es. furto, insubordinazione grave). Non prevede preavviso. Il GMO (giustificato motivo oggettivo) è invece motivato da ragioni economico-organizzative dell'azienda (soppressione del posto, crisi, riorganizzazione) e dà diritto al preavviso. In entrambi i casi è possibile impugnare se la motivazione è pretestuosa o la procedura non è stata rispettata.
Sì. La firma di presa visione della lettera di licenziamento non equivale ad accettazione della sua validità. Puoi comunque impugnare entro i termini. L'unica firma che può inibire l'impugnazione è quella di una conciliazione sindacale o di una rinuncia esplicita sottoscritta in sede protetta (commissione di conciliazione, sindacato, sede giudiziaria). Contattami prima di firmare qualsiasi documento proposto dall'azienda.
Dipende dal numero di dipendenti dell'azienda, dalla tua anzianità e dalla normativa applicabile. Per i lavoratori assunti dopo marzo 2015 (Jobs Act) il risarcimento va da 2 a 12 mensilità per vizi formali, fino a 36 mensilità nei casi più gravi (nullità del licenziamento). Per i lavoratori assunti prima del 2015 si applica l'art. 18 Statuto dei Lavoratori, con tutele più ampie. La prima valutazione è gratuita: ti dico subito cosa puoi aspettarti nel tuo caso specifico.
No. La prima valutazione del caso è completamente gratuita e senza impegno. In 15 minuti di telefonata o incontro ti dico se hai un caso valido, quali sono le tue opzioni e come conviene procedere. Solo dopo, se decidi di affidarti a me, discutiamo gli onorari in modo trasparente.
Dipende molto dalla strada scelta. Un accordo stragiudiziale si raggiunge in media in 2–6 mesi. Una conciliazione in sede sindacale o istituzionale richiede alcune settimane. Il giudizio ordinario del lavoro dura invece da 1 a 3 anni a seconda del tribunale e della complessità del caso. In molti casi riusciamo a chiudere senza andare in udienza, risparmiando tempo e costi.
No, durante il periodo di comporto (la durata massima della malattia garantita dal CCNL, di solito 180 giorni) il lavoratore non può essere licenziato. Il licenziamento intimato durante questo periodo è illegittimo. Tuttavia, una volta superato il comporto, l'azienda può procedere con il licenziamento. Anche in questo caso è fondamentale verificare che la procedura sia stata rispettata e i conti siano corretti.
Sì. Le dimissioni rassegnate sotto costrizione, minaccia o dolo possono essere annullate. Si parla di "dimissioni forzate" o in bianco, una pratica illegale. Anche le dimissioni accettate in assenza della procedura telematica obbligatoria (modulo online Ministero del Lavoro) sono nulle. Se ti trovi in questa situazione, contattami subito: i termini per agire sono brevi ma il rimedio esiste.
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